Il termine Web 3.0 viene utilizzato da alcuni specialisti per indicare il futuro prossimo dell'attuale Web 2.0. Il prossimo stadio dell' evoluzione del World Wide Web, secondo questi analisti, potrebbe essere il Web intelligente o l'emergere del Web semantico. Per alcuni il Web 3.0 è soprattutto caratterizzato dalla personalizzazione, resa possibile dall'archiviazione e dall'utilizzo dei dati.

Web 3.0: definizione e caratteristiche

Introduzione al Web 3.0

La storia del web inizia negli anni ’90, ben dopo l’avvento di Internet.

Anche se spesso viene confuso con il termine “Internet“, il web si riferisce in realtà al termine “World Wide Web“, che è un sistema ipertestuale per navigare da una pagina all’altra del web.

La natura del web è cambiata radicalmente dagli anni Novanta. Inizialmente presentato solo come mezzo di lettura con il web 1, il web 2 è stato poi utilizzato come mezzo di scrittura con l’avvento dei social network.

Da qualche anno sta emergendo un nuovo web, sfruttato e costruito dai suoi utenti, all’interno del quale è ora possibile detenere valore: si tratta del cosiddetto web 3.

La storia del web, dagli anni '90 ad oggi

Web 1.0: la lettura sul web

Il Web 1 è l’Internet degli anni ’90 e dei primi anni 2000, noto anche come Internet “letto”.

All’epoca, il web consentiva agli utenti di Internet solo di leggere e scaricare informazioni.

Si trattava semplicemente di una versione computerizzata dei media esistenti, come i giornali o le newsletter.

Web 2.0: leggere e scrivere sul web

Nato negli anni 2004/2005, il Web 2 è soprannominato l’Internet della scrittura. 

Il termine “internet della scrittura” si riferisce alla possibilità per gli utenti non solo di leggere le informazioni, ma anche di reagire ad esse, soprattutto attraverso i social network.

Il Web 2 ha cambiato completamente il nostro modo di vivere e comunicare.

Piattaforme come Google, Amazon o Facebook sono diventate giganti economici.

Tuttavia, ci sono critiche nei confronti di questi giganti del web che ora si trovano in una situazione di monopolio.

Infatti, in cambio dei loro servizi, queste aziende utilizzano e conservano i nostri dati personali.

Come utente, è quindi necessario fidarsi di loro.

Web 3.0: leggere, scrivere e possedere sul web

Il concetto di “Web 3.0” è stato inventato dal cofondatore di Ethereum Gavin Wood poco dopo il lancio di Ethereum nel 2014.

Molto rapidamente, ha stabilito un’osservazione: il Web 2 richiede di fidarsi di attori centralizzati, come Google, Amazon o Facebook.

Ciò è problematico perché queste aziende non sempre operano nell’interesse del pubblico, soprattutto quando si tratta di privacy e proprietà dei dati.

Il web 3 cerca quindi di risolvere questi problemi affidandosi alla tecnologia blockchain.

L’idea di Web 3 è quella di fornire un’alternativa decentralizzata, grazie alla quale gli utenti possano detenere valore sul web (valore che può essere costituito da dati o beni con valore reale).

La blockchain funge da infrastruttura per il web 3 e permette di funzionare senza un intermediario fidato.

Le caratteristiche principali del Web 3.0

Il Web 3, come la blockchain, ha caratteristiche proprie:

  • Decentralizzazione: in genere, le piattaforme appartenenti al web 2 sono gestite da aziende centralizzate.

    Questo crea un rischio per gli utenti, innanzitutto in termini di diritto all’utilizzo dei dati, ma anche in termini di attacchi o censura.

    Con Web 3, i dati vengono memorizzati sulla blockchain, che è intrinsecamente decentralizzata.

    Le applicazioni costruite su Web 3 sono anche decentralizzate, cioè la loro governance non è gestita da una singola entità, ma da tutti i suoi utenti.

    Ad esempio, spesso l’evoluzione di una piattaforma web 3 viene decisa democraticamente dagli utenti del protocollo stesso.

  • Senza fiducia (trustless): oltre alla decentralizzazione, il Web 3 opera anche senza fiducia, cioè la rete consente agli utenti di interagire direttamente con i protocolli senza dover passare attraverso un intermediario fidato.
  • Senza permesso (permissionless): Il Web 3 è anche permissionless, cioè chiunque può utilizzare le applicazioni costruite sul Web 3. Niente più KYC o verifica dell’identità prima di utilizzare un’applicazione o un protocollo.
  • Crypto-friendly: Web 3 utilizza le criptovalute per scambiare valore in tutto il mondo.

Le applicazioni del Web 3.0

Grazie alle caratteristiche della blockchain (decentralizzata, non censurata, aperta a tutti), il web 3 ha permesso la creazione di molte nuove applicazioni che prima non esistevano, tra cui :

  • NFT: i token non fungibili (NFT) consentono per la prima volta sul web di assegnare l’unicità a un’immagine o a un bene.

    Prima dell’avvento delle NFT, un’immagine non aveva alcun valore sul web, in quanto poteva essere copiata e incollata più e più volte.

  • DeFi: la finanza decentralizzata (DeFi) si basa sulla blockchain per offrire servizi finanziari decentralizzati, ossia senza un intermediario di fiducia.

    Ad esempio, è possibile prendere in prestito dei soldi sui protocolli/piattaforme DeFi, depositando delle garanzie, e tutto questo senza l’accordo o la supervisione di una banca.

  • Criptovalute: sono utilizzate per scambiare valore sul web.
  • dApp: le applicazioni decentralizzate sono applicazioni costruite sulla blockchain che utilizzano contratti intelligenti.
  • DAO: Acronimo di “Decentralized Autonomous Organization“, le DAO sono organizzazioni che consentono di dirigere la governance di un protocollo. Consentono ai protocolli di evolversi attraverso una governance distribuita tra gli utenti.

    Per ogni nuova proposta, gli utenti sono invitati a votare e ogni voto viene registrato sulla blockchain.

  • Il metaverso: formato dalle parole “meta” e “verse“, che in greco significano rispettivamente “oltre” e “universo” (verse è la contrazione di universe), il metaverso è definito come uno spazio collettivo virtuale.

    La blockchain consentirà di integrare le nozioni di proprietà, in particolare grazie alle NFT.

Web 3.0: vera rivoluzione o buzzword?

Negli ultimi anni il Web 3 ha fatto parlare di sé.

Rivoluzione, buzzword, truffa… Tutti i termini sono stati utilizzati per descrivere questo nuovo web.

Alcuni la definiscono una rivoluzione tecnologica, mentre altri ne mettono in dubbio la reale utilità.

Recentemente, è stato il capo di Tesla Elon Musk a mettere in dubbio il valore della rete 3 in un tweet:

L’ex amministratore delegato di Twitter, Jack Dorsey, ha messo in discussione la decentralizzazione del web 3.

In un tweet, ha sottolineato la continua importanza dei fondi di investimento e ha messo in guardia gli utenti dall’illusione di una reale decentralizzazione.

Altre critiche sono sorte in merito al consumo di energia di alcune blockchain, che è essenziale per l’infrastruttura web 3.

Infine, al di là delle critiche sulla sua reale mancanza di decentramento e di consumo energetico, sono state espresse incertezze sulla possibilità tecnica di decentrare realmente il web.

Alcuni critici sostengono che il Web 3 sarebbe solo un’utopia e che l’idea della decentralizzazione su scala globale porrebbe molti problemi, soprattutto in termini di scalabilità.

Ethereum, la blockchain su cui si basa la maggior parte della finanza decentralizzata, rimane globalmente inefficiente a causa dei suoi alti costi di transazione.

Conclusione sul web 3

Il Web 3 è ancora un ecosistema giovane e in evoluzione.

L’interesse per il web 3 è cresciuto notevolmente negli ultimi due anni, non da ultimo a causa dell’esplosione del prezzo delle criptovalute.

Tuttavia, il web 3 è ancora agli inizi.

Ci sono molti sviluppi futuri, soprattutto in termini di scalabilità per rendere queste tecnologie accessibili a tutti.

In un momento in cui le preoccupazioni per i dati personali e la privacy su Internet sono al centro dei discorsi pubblici, il Web 3 ha senso: per la prima volta nella storia del web, gli utenti possono beneficiare di un maggiore controllo sui propri dati, di una maggiore privacy e di una maggiore decentralizzazione.

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